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Professioni HoReCa e green pass

Professioni HoReCa e green pass

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Il mondo della ristorazione, come quello dell’accoglienza, è stato quello sicuramente più provato e penalizzato dalla pandemia. Da marzo 2020 ha visto le proprie serrande abbassarsi e alzarsi incessantemente, con limitazioni inerenti al numero di coperte, all’obbligo di divisori in plexiglas e sul numero di persone allo stesso tavolo.

Restrizioni necessarie al contenimento della crisi sanitaria. Ma che hanno gettato il mondo HoReCa in uno stato di sofferenza assolutamente comprensibile: fortunatamente, dal momento in cui era permesso solo l’asporto, la situazione è cambiata in meglio.

Le disposizioni in materia di green pass hanno però posto nuove sfide a chi è proprietario di un ristorante o a chi lavora in un contesto legato all’ambito food. Il vaccino rappresenta sicuramente l’unica e più sicura strada per uscire dalla crisi legata al coronavirus: ma cosa ha significato e significherà il green pass per chi lavora nella ristorazione?

Green pass e ristorazione

Il 6 agosto 2021, se lavoravi come cameriere o in qualunque altra mansione in un’attività ristorativa, sei stato sicuramente assalito dalle domande (speriamo solo da quelle). Veniva disposto l’obbligo di verificare il possesso del green pass per chi volesse consumare all’interno del locale.

Una situazione che - stando a chi l’ha vissuta in prima persona - ha funzionato in modo discreto, anche se ovviamente ha messo ulteriormente in crisi che non disponeva di spazi esterni. Stando ai dati trasmessi, sono circa 360 000 tra trattorie, pizzerie, ristoranti e agriturismi ad aver dovuto gestire questa misura, di cui non più della metà ha a disposizione dehors, giardini e spazi dove far sedere i clienti all’esterno.

Tanta era la voglia di ripartire, che adeguarsi alle nuove norme ha assunto carica di imperativo, così come le tempistiche che sono state fornite per mettere tutto in regola con l’obbligo di verificare il green pass degli avventori.

Obbligo di vaccinazione per i lavoratori HoReCa

Presto sarà richiesto ai lavoratori del settore culinario e ristorativo non soltanto di controllare le certificazioni verdi, ma anche di esserne in possesso. Dunque camerieri, commis, chef, baristi e bartender dovranno necessariamente essere vaccinati: con ogni probabilità la data da tenere in considerazione sarà ottobre, ma più dettagli sulla questione saranno forniti nella settimana del 13 settembre.

Altre categorie che potrebbero essere interessate dal nuovo decreto sono gli esercenti di cinema, palestre, addetti vendita e lavoratori della cultura e dello spettacolo. Al momento le uniche categorie professionali interessate dall’obbligo sono quelle degli insegnanti, ma non stupisce come si intenda estendere l’obbligo a chiunque si trovi - per necessità lavorativa - a contatto con il pubblico.

Una riflessione terminologica: non si può parlare di obbligo di vaccinazione, ma di green pass. Questo si traduce in obbligo di vaccinazione perché non è sostenibile effettuare due o tre tamponi a settimana.

Questa nuova norma potrebbe creare scompiglio in chi - per un motivo o per l’altro - non ha ancora il vaccino. Quindi il nostro consiglio non può che essere quello di vaccinarsi il prima possibile, continuando a rispettare le disposizioni in materia di prevenzione e ponendo fiducia nelle uniche discipline che ci permetteranno di lasciarci questa crisi alle spalle: la scienza e la medicina!

Cosa succede se un lavoratore rifiuta di sottoporsi al vaccino?

Proviamo a rispondere sulla base di quando accaduto nel mondo scolastico. Cosa succede a un lavoratore - in questo caso un membro della brigata di sala o di cucina - che rifiuta il vaccino?

Nelle scuole, il provvedimento adottato in estate è la sospensione dallo svolgimento della professione, che si accompagna alla sospensione della retribuzione. Si configura - secondo Pietro Ichino - giurista e docente ordinario di Diritto del Lavoro all’università di Milano - anche la possibilità di licenziamento.

Per avere una risposta certa, dovremo attendere le prossime settimane. Ma il nostro consiglio è quello di informarsi sui vaccini, fidandosi della scienza; rinunciare a un’opportunità di lavoro per la paura è una scelta sbagliata, pericolosa per te e per chi ti sta intorno.

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